La storia

“La carità non ha limiti. Estenderanno lo loro opera di assistenza ad ogni sorta di sofferenti” M. T. Reggio

Il Centro nasce nel 1917 per i bambini “…ricevuti perché vengano applicate tutte le risorse della carità, dall’età di due anni ai dieci.”
L’Istituto, denominato “Medaglia Miracolosa”per l’espressa volontà di colui che ne era stato il promotore e sostenitore, Don Natale Barbagli,  ha cominciato così ed ha proseguito il suo cammino.

La comunità delle Suore e dei bambini a Viciomaggio ha avuto il particolare, insolito vantaggio che è uno degli aspetti più singolari delle vere comunità cristiane:  vivere accanto agli abitanti del paese e di crescere insieme.

Nel generale impegno di “ricostruzione” che segue la fine della guerra, la comunità di Viciomaggio scandisce la sua attività secondo precise finalità che si evidenziano nella costante preoc­cupazione di risposta ai bisogni sociali della popolazione, in una estrema flessibilità e recettività delle necessarie modificazioni tecnico-scientifiche e nell’ampliamento e ammodernamento dei lo­cali.
Il problema dei bambini “disturbati” è affrontato negli anni ‘50. Fino a questa data e anche in seguito, essi venivano prevalen­temente rinchiusi in ospedali psichiatrici o in appositi reparti o con adulti dove subivano violenze e maltrattamenti.
Questa non è preistoria: nell’ospedale psichiatrico di Arezzo ci sono tuttora bambini cresciuti nelle “infernali infermerie” per­ché affetti da qualche handicap.

Nel 1957 in seguito al dépistage effettuato negli Istituti della Provincia dietro sollecitudine dell’Amministrazione Provinciale, con la collaborazione dell’AAI, dell’ENAOLI, dell’EMPMF di Firen­ze e della SIAME, nasce l’ISTITUTO MEDICO PEDAGOGICO  “Me­daglia Miracolosa”.
I suoi compiti istituzionali, espressi nello statuto, si precisa­no in “una attività sanitaria, psicologica e sociale affinché i bambi­ni handicappati possano sviluppare la loro personalità ed essere inseriti nella società civile”.

I rapporti con l’Ente locale e con la popolazione continuano su una linea di stima reciproca, di rispetto e di collaborazione.

II rapporto con la famiglia e con il sociale costituisce gradual­mente e definitivamente il nucleo del processo riabilitativo attuato a favore dei minori. Non potendo ignorare gli interessi reali dei bambini e volendo incidere direttamente sulle cause dei loro bi­sogni, l’équipe del Centro di Viciomaggio ha studiato un pro­gramma di iniziative deistituzionalizzanti che andarono in vigore a partire dall’anno scolastico 1971-72.
Esse miravano a recuperare al bambino il suo nucleo familia­re biologico e ad iniziare e portare a termine ogni possibilità di adozione o di affidamento.
D’altra parte questa particolare vocazione nei confronti del disabile rispecchia il carisma che il fondatore Tommaso Reggio affidò alle suore di Santa Marta: la capacità di servire e di accogliere ogni uomo, in ogni tempo, in ogni necessità.
La realtà di Viciomaggio ben si è sposata con questa particolare natura del servizio: un clima di familiarità di un paese intero che si stringe intorno ad una realtà di apostolato e di servizio secondo l’intuizione del Padre fondatore: “Servire è intuire il bisogno, anzi prevenirlo. Servire è avvolgere ogni uomo con tutta la nostra attenzione” (M.T. Reggio).
Il pensiero di un servizio particolare nella realtà della terra aretina si arricchisce di dimensione universale, se pensiamo al valore salvifico della sofferenza umana secondo quanto afferma il Magistero della Chiesa.
Il Papa Giovanni Paolo II, aprendo il Sinodo dei Vescovi europei, ha detto: “Europa, non lasciarti cadere le braccia, non cedere allo scoraggiamento, non rassegnarti a modi di pensare e di vivere che non hanno futuro”.
I cristiani sanno che la sofferenza completa, quella che manca alla passione di Cristo, e la pienezza della vita appartiene a un movimento di crescita interiore che porta non alla inazione pas­siva, ma alla salvezza di tutti. La conformità a Cristo sofferen­te è una cooperazione alla salvezza di tutto il mondo.
Alcuni Vescovi al Sinodo hanno avuto una visione lucida sul problema della disabilità fisica all’interno del rinnovamento della fede in Europa. C’è dentro il ricordo consonante con la proposizio­ne 53dopo la consultazione del Sinodo dei Vescovi del 1987:
“Secondo il desiderio espresso nell’aula sinodale dagli stessi sofferenti a causa di infermità (cioè, dagli “handicappati”) è di grande importanza porre in luce il fatto che i cristiani che vi­vono in situazioni di malattia, di dolore e di vecchiaia, non sono invitati da Dio soltanto ad unire il proprio dolore con la passione di Cristo, ma anche ad accogliere già ora in se stessi e a trasmettere agli altri la forza del rinnovamento e la gioia di Cristo risuscitato”.

La vita dell’Istituto di Viciomaggio in questi ultimi anni è caratterizzata da una continua revisione interna delle strutture e da una puntuale riflessione sui risultati delle scienze umane e sulle nuove diret­tive della Chiesa.
Pedagogia, sociologia e psicologia hanno irreversibilmente indicato il nuovo modo di leggere l’uomo, la sua storia, i suoi di­ritti alla luce dei meccanismi che stanno alla base della logica sociale, (sfruttamento, ignoranza, efficientismo, potere e quindi schiavitù morale, economica, politica, culturale).
La “Carità” che la Chiesa continua a reinventare come sfi­da e liberazione da ogni miseria, impone scelte e atteggiamenti nuovi o quanto meno una coraggiosa inversione di tendenze.
Muovendo contro la logica della istituzionalizzazione che, se­parando i soggetti portatori di un bisogno, ha contribuito a lungo a deresponsabilizzare un po' tutti, anche il valore e l’esercizio della carità hanno avuto una tempestiva messa a fuoco nel qua­dro delle attività assistenziali realizzate dal Centro.
Questo centro è alla ricerca di forme e soluzioni che siano un modo giusto per tutelare i diritti dei bambini “particolari” la crescita e il loro futuro, e che stimolino le famiglie e il resto delle comunità locali e riorganizzare i propri rapporti e i propri destini.
Il rapporto quindi d’amore tra il bambino e gli operatori del Centro, pur restando personale e interpersonale, diventa progetto di interpretazione e di azione socio-politica.
L’EQUIPE costituita da: neuropsichiatra, psicoterapeuta, psi­cologo, sociologo, assistente sociale, terapisti del linguaggio e della motricità, animatori di gruppo, insegnanti ed educatori, si è espressa più volte sulla necessità della chiarezza e delle fina­lità sanitarie e politiche che devono essere puntualizzate e ver­balizzate da chi ha la responsabilità della salute dei cittadini.

Come si accede

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Riabilitazione

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Scuola

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